Il 10 febbraio porta con sé un peso specifico diverso per chi, come me, è cresciuto con i racconti dell’esodo in casa. È un giorno che impone riflessione, prima ancora che celebrazione. Come esule di seconda generazione e segretario territoriale dell’ANVGD, voglio fare mie e rilanciare le parole del presidente nazionale Renzo Codarin che, nel suo editoriale “Il Ricordo è futuro“, ci invita a guardare avanti con lucidità, trasformando la memoria in uno strumento vivo. Un aspetto su cui sento il dovere di insistere!
Troppo spesso assistiamo al tentativo di incasellare il Giorno del Ricordo in una contrapposizione politica che non gli appartiene, riducendo una tragedia nazionale a strumento di parte. È un errore che rischia di allontanare le nuove generazioni, intrappolandole in vecchi schemi ideologici che non sanno parlare al presente.
Dobbiamo avere il coraggio di slegare il Giorno del Ricordo dalle tifoserie. Se i nostri “veci” hanno affrontato sacrifici immensi, abbandonando case, terre e affetti per attraversare l’Adriatico, non lo hanno fatto per aderire a uno schieramento politico. Lo hanno fatto per una scelta d’amore e di identità: volevano certamente restare italiani, ma soprattutto #restareumani. Questa loro ostinazione è la prova più evidente che i valori che ci uniscono come comunità sono infinitamente più forti e radicati di quelli che ci dividono.
Il calendario, a volte, ci riserva delle coincidenze che sembrano segnali. Oggi, secondo martedì di febbraio, si celebra anche il Safer Internet Day, la giornata mondiale per una rete più sicura. Da perito informatico, non riesco a vedere queste due ricorrenze come binari paralleli che non si incontrano mai. Al contrario, sento che si parlano profondamente.
Se i nostri padri hanno lottato per preservare un’identità fatta di rispetto, cultura e appartenenza, noi oggi abbiamo il compito di portare quegli stessi valori nel mondo digitale che stiamo costruendo. La rete è diventata la nuova piazza, ma troppo spesso somiglia a quel clima di odio e contrapposizione cieca che la nostra gente ha conosciuto fin troppo bene sulla propria pelle nel secolo scorso.
Una società digitale sana non si fonda solo su firewall e protocolli di sicurezza, ma sull’etica delle relazioni. I sacrifici dei nostri vecchi ci hanno insegnato che essere comunità significa proteggersi a vicenda e riconoscersi nell’altro, non aggredirlo. Credo che il Ricordo non deve solo ritrovare il suo posto nei libri di storia: deve diventare il codice etico con cui scriviamo il nostro futuro, anche online. Essere italiani ed europei oggi significa scegliere la civiltà contro la barbarie, il dialogo contro l’insulto. È questa l’eredità più moderna che possiamo raccogliere: viviamo come costruttori di ponti!
Buon 10 febbraio, buon Ricordo :-*